Chi Sono

La mia storia…

Wow, non mi sembra vero, sono qui a raccontare le mille avventure della mia vita…

Iniziamo dal momento più romantico che ci sia, di un amore meraviglioso di una ragazza svedese e di un giovane uomo italiano (i miei genitori) che si sono conosciuti negli Stati Uniti e si sono ritrovati e sposati in Europa, per trasferirsi poi in Liguria, a Lerici e far nascere una bambina paffuta e bionda in un bellissimo gennaio del 1972. Dopo la nascita di mio fratello ci siamo trasferiti a San Donato Milanese, dove ho frequentato le scuole elementari e medie, sentendomi un po’ un’aliena…non era normale all’epoca avere una madre straniera e abitudini di vita quotidiana diverse dalla maggior parte dei bambini (già solo non portare la canottiera sembrava essere un qualcosa di stranissimo)….

I dolci ricordi dell’infanzia: imparare a lavorare a maglia e all’uncinetto quando avevo cinque anni, andare con la mamma in un negozio di gomitoli che mi sembrava un paradiso vicino a casa, mi ricordo ancora il nome, Artemisia, e le estati passate dai nonni in Svezia, a visitare centri come quello Staineriano dove c’erano meravigliose matasse di lana tinte naturalmente sulle pareti e passeggiare in mezzo alla natura a raccogliere mirtilli e sognare piccoli esseri del bosco. E poter giocare con la macchina per cucire che era su una scrivania dedicata nella nostra cucina. E sentire le storie di mia nonna italiana sulla sua infanzia e notare la sua intelligenza fuori dal comune, fosse nata solo cinquant’anni dopo cosa avrebbe fatto, e mio nonno, un uomo un esempio di valori e coerenza.

E finita la terza media un grandissimo cambiamento: ci siamo trasferiti a New York, vivevamo a Manhasset, su Long Island, e per due anni ho frequentato il liceo americano, scoprendo una passione meravigliosa per l’arte e i corsi creativi. Vincendo alcune borse di studio con le mie care amiche, ho frequentato dei corsi per Young Talented Teens all’università di pittura e design, mi hanno nominato studente del mese per i miei meriti scolastici e l’impegno nel sociale…ma ero un piccolo folletto ribelle e contestatore (e non so come i miei mi sopportassero, ora che guardo le mie dolci ragazze e penso che avevo la loro età), vestita di nero con gli anfibi, cambiavo colore ogni mese passando dal biondo platino al nero, con momenti verdi non definiti perché sbagliavo tinta (eh si li tingevo da sola, come pensavo che ogni sano artista dovesse fare), sempre alla ricerca della mia identità più profonda. Passavo le notti nella mia cameretta a dipingere e a creare: vincendo dei premi…il quadro più bello, un gatto che nasce dalla tela…l’ho dipinto dopo una fortissima litigata con mio padre. E ancora adesso è appeso nella sala dei miei genitori. Mi madre aveva iniziato a fare dei quilt e a seguire dei corsi su tecniche particolari, ogni tanto la accompagnavo al negozio della città dove abitavamo, e wow, tutti quei tessuti mi scaldavano il cuore, un’anima dark vestita di nero che si emozionava a vedere le sfumature di rosa e verde acqua sulle pareti.


Gli ultimi due anni del liceo: ho scelto di frequentare La Scuola d’Italia, il Liceo Scientifico italiano a Manhattan, su Bleecker Street, dietro Washington Square. Per entrare mi mancavano nozioni di Latino e Fisica, quindi ho passato un’estate a studiare. MI è sempre piaciuto, dava un senso alle giornate lunghe e torride, si sono sempre stata una secchiona.

I miei sono rimasti in America ancora un anno e io coraggiosa a 18 anni ho deciso di venire in Italia per l’università. All’epoca non esistevano cellulari e gps, per cui ancora più ammirazione per il coraggio dei miei genitori. L’unica condizione, una città piccola: Pavia. Mi sono subito iscritta a Lingue e Letterature Straniere Moderne, ma mi sentivo un pesce fuor d’acqua. I momenti di gioia: entrare in un negozio di lana, comprare qualche gomitolo per i miei progetti, ma troppo timida per parlare con qualcuno. Mi sembravano tutti così tecnici e bravi, io adoravo sperimentare e fare cose destrutturate. E poi a gennaio, un incontro, quello che ha cambiato la mia vita: Marco, l’amore della mia vita e il compagno di mille avventure di sempre. Mi sono innamorata subito, che sia stato un colpo di fulmine, mi sono riconosciuta nel suo sguardo. E da lì la scelta di volermi trasferire a Torino, la sua città. E solo ora forse mi rendo conto che la scelta di cambiare Facoltà potesse dipendere da quello e dalla forte stima che ho sempre avuto per mio padre: Ingegneria per L’Ambiente e il Territorio al Politecnico di Torino. Dopo 6 esami, a giugno del secondo anno mi sono guardata nello specchio e mi sono detta…non sono io…ora devo dirlo ai miei…e la risposta è stata fantastica: “Ci chiedevamo quando avresti capito che non era la tua natura”.

E ho ripreso a Torino a studiare Lingue e Letterature Straniere Moderne, con una Tesi in Letteratura Nord Americana su “Emily Dickinson e Georgia O’Keeffe: arte come poesia e pittura”, dove mi sono concentrata sulla difficoltà della donna di essere considerata artista nella cultura della domesticità dell’Ottocento e inizio Novecento americano. Ma nel frattempo avevo già iniziato a lavorare da un anno e mezzo, in una redazione che realizzava tutte le riviste per i dirigenti e non di un importantissimo gruppo torinese. Il mio direttore, una donna spettacolare, che mi ha insegnato tantissimo e ancora oggi sento la sua voce quando mi spronava; in quegli anni, ho imparato tutto ciò che so sulla stesura di un articolo, sull’editing, sulla stampa. E nel frattempo avevo iniziato anche a scrivere per alcuni quotidiani, inseguendo l’idea di ottenere il tesserino da giornalista…

E cosa facevo la sera: realizzavo capi ai ferri, cucivo trapunte o completi che di giorno indossavo al lavoro, un po’ diversi ed eccentrici, sempre con personalità…sino a quando non ho comprato una nuova macchina per cucire, il cui distributore era in provincia di Torino. Mi hanno chiamata…e io avevo bisogno di qualcosa di nuovo, una scintilla si era affacciata nel mio cuore…era stato un anno prima bellissimo, mi ero sposata con l’uomo della mia vita, ma poi diventato triste perché avevamo anche perso un cucciolo che non era mai diventato cucciolo. E così ho iniziato a lavorare in questa azienda, occupandomi di formazione, marketing e tutta la parte editoriale….e di notte creavo e creavo. E viaggiavo, penso di non aver mai preso tanti aerei come in quegli anni, nell’arco di 30 giorni passavo dalla Svezia, alla Germania, agli Stati Uniti …si passando dalla Francia, dove il mio cuore era rimasto folgorato a Strasburgo da un Quilt Festival europeo…c’erano i batik giapponesi oltre tecniche che non avevo mai visto prima. La mia immaginazione era partita per la tangente…

E poi una meravigliosa notizia, la gravidanza di Rachele, proseguiva e stava andando a buon fine, la notte studiavo modellistica, di giorno sperimentavo con i filati e tessuti…i quadri di Fiber Art, la sperimentazione, le mostre e poi la scelta definitiva, volevo essere madre al 100%, non potevo più viaggiare come prima, essere fuori casa, volevo una dimensione domestica e perché no, tentare di realizzare uno dei miei sogni…così è nato Emma Reve, il mio marchio di abbigliamento, le collezioni, le sfilate, i rappresentanti, i negozi…lo studio e la ricerca di uno stile che rispecchiasse sempre la personalità di chi indossa un capo senza che fosse legato a una stagione o a una moda…

Nel frattempo un’altra speciale gravidanza Matilde, e il mio lavoro, le mie bambine…e poi mi ricordo, erano gli albori di Raverly, una notte cercando qualcosa …sentivo che mancava ancora qualcosa al completamento della mia natura..ho scoperto questo sito, per avere l’iscrizione ci voleva una mail, un invito, a cui non ho neanche risposto subito…nel frattempo ho aperto il blog, nel febbraio del 2009, i primi video e i primi knit café, le collaborazioni con aziende di filati, i modelli da designer indipendente, mettere a frutto tutto un bagaglio di conoscenze e sapere appreso negli anni, in tanti anni, sin dall’infanzia, l’incontro con amiche speciali con cui condivido ancora tantissimo….l’invito al primo Abilmente, Rachele aveva iniziato la prima media, essere lontano da casa mi faceva paura, mi ha accompagnato mia mamma e una dolce amica, e quanta timidezza, paura di sbagliare o non essere all’altezza…e poi …lo confesso, non ci fosse stato Marco non avrei aperto neanche la pagina Facebook…i primi corsi, i primi eventi…poi una mail…da QVC, chiedendomi se avevo voglia di fare delle pillole per la televisione di maglia, avevano visto i miei video su Youtube….e l’incontro con l’editore, la Corrado Tedeschi Editore,…e i manuali…e il resto lo conoscete…

Emma oggi…