Mostra di Anita Pittoni – intervista a Valentina Cosciani

Mostra di Anita Pittoni – intervista a Valentina Cosciani

A Trieste, in questi giorni si sta svolgendo una mostra molto interessante dedicata ad Anita Pittoni e ai capi da lei creati per la rivista “Lil. Lavori in Lana”. Curiosa, dopo aver avuto la fortuna di partecipare all’inaugurazione, ho voluto intervistare una delle curatrici, Valentina Cosciani, per scoprire qualcosa di più.



Valentina, grazie per il tempo che dedichi a questa intervista. Com’è nata l’idea della mostra? 
Grazie a te, Emma. Mi fa molto piacere spender un po’ di tempo per parlare di questa mia illustre concittadina.
Circa tre anni fa, come presidente dello Stitch’nd Spritz, sono stata contattata dalla professoressa Vasselli che, grande esperta di Anita Pittoni, ha proposto all’associazione di creare dei capi d’abbigliamento su disegno della Pittoni stessa.
Le istruzioni per la realizzazione dei pezzi sono contenute in una rivista degli anni ’30: “LIL, Lavori In Lana”, edita a Torino per la promozione delle lane Borgosesia. La sfida ci ha entusiasmato da subito e, nonostante sia proceduta piuttosto a rilento, alla fine ci riteniamo molto soddisfatte.
Per la realizzazione dei capi, volevamo essere il più aderenti possibile sia ai materiali usati, sia ai colori. Questo ha significato lunghe ore in Biblioteca Civica a sfogliare gli antichi cartamodelli della Pittoni e ricerche sui filati. In questo siamo state molto fortunate perché due filature inglesi (Rennie e Jamieson and Smith) si sono dimostrate molto sensibili e hanno fornito il materiale necessario. La lana shetland, infatti, è il filato che si avvicina di più alle lane usate negli anni ’30!

Come avete creato il percorso espositivo e la creazione delle opere esposte? 
L’intento della mostra era quello di creare una sorta di “dialogo” tra il passato ed il presente.
Abbiamo cercato un denominatore comune che potesse unire i capi disegnati da Anita Pittoni e i capi di design contemporaneo che volevamo accostare e direi che l’abbiamo trovato: le righe, il rigore delle linee, i contrasti tra i colori sono presenti in tutti i capi in mostra. Ne risulta una specie di gioco dove non si distingue l’antico dal moderno, ed era appunto quello che volevamo ottenere. In questo abbiamo avuto l’aiuto delle professoresse Vasselli e Cuffaro, esperte della vita e del lavoro di Anita Pittoni.

Chi era Anita Pittoni? 
Anita Pittoni era un’artista nata a Trieste all’inizio del secolo scorso. Ha vissuto l’ambiente futurista e costruttivista triestino e ne è stata profondamente influenzata. Ha usato le tecniche della tessitura a mano, del ricamo, della maglieria a ferri e all’uncinetto per disegnare una donna nuova, originale, moderna. Ha creato bozzetti ed originali di arazzi e tappeti, abbigliamento maschile e femminile, cuscini e tendaggi. Ha partecipato a moltissime esposizioni in Italia (Milano, Roma, Torino, Venezia) ed all’estero (Parigi, Buenos Aires) ed ha pubblicato su “Domus”, “Casabella” “The Studio”.
A Trieste ha fondato uno Studio, dove ha insegnato le nuove tecniche per la lavorazione a mano di arazzi, tappeti e maglierie. Il suo scopo è l’innovazione delle capacità manuali delle donne. Fonda la rivista “LIL, Lavori in Lana”.
La guerra, purtroppo, causerà il crollo dell’attività artistica e artigianale: nel 1948 lo Studio chiude.
Anita, quindi, si rivolge alla scrittura: l’impegno politico e letterario diventano preponderanti nella sua vita. Scrive poesie in dialetto triestino, articoli e libri, trasforma la sua casa in un intenso salotto letterario e fonda la Casa Editrice Lo Zibaldone.
Negli anni seguenti riceve ancora riconoscimenti per la sua carriera di pittrice e creatrice. E’ in difficoltà economiche.
Si spegne in solitudine l’11 maggio 1982.

Cosa ti ha affascinato di più di questo personaggio? 
Anita Pittoni è un personaggio che conosco fin da bambina: è una sorta di orgoglio cittadino.
In città viene ricordata principalmente per la sua attività di poetessa e di scrittrice e per me è stata una sorpresa scoprire anche la sua attività nel campo della moda e del design.
Man mano che studiavo la sua vita e i suoi lavori, preparandomi alla mostra, scoprivo in continuazione cose nuove e questo mi ha colpito molto profondamente.
Era una donna molto eclettica, individualista allo spasimo, una femminista ante litteram. Non si è mai sposata, scegliendo la libertà, ma ha vissuto un grande amore con uno scrittore triestino.
Nel suo lavoro mi ha colpito la grandissima attenzione con cui sceglieva i filati.  Usava filati assolutamente non convenzionali: canapa, ortica, fibre metalliche, lanital (fibra del latte, una vera novità per gli anni ’30). I colori erano vivacissimi, con contrasti stridenti e incredibilmente armonici allo stesso tempo. Disegnava per una donna modernissima, senza inibizioni e spregiudicata. Mi sento molto vicina a lei nel suo pensiero più puro, quando diceva che un maglione deve essere il più possibile semplice, veloce, portabile ed elegante. Amava il rigore e detestava il “zu Haus gemacht” (il fatto in casa), che accostava a quegli orridi “lavoretti” che adornavano ogni casa: centrini, tendine, cuscini, pizzi e pizzetti: trovo che sia un pensiero modernissimo anche oggi!

Se qualcuno fosse interessato, dove si trova la mostra e sino a quando?
La mostra “Punti alti e leggeri – omaggio ad Anita Pittoni” si trova in piazza Unità d’Italia 4/B e resta aperta fino al 17 dicembre, con orario 10 – 12 e 16 – 19.

Grazie di cuore. Emma